Guglielmo Tell secondo Claes Bang: "Il nostro è un eroe riluttante"

L'intervista a Nick Hamm e Claes Bang, regista e protagonista del film, girato tra Cinecittà e l'Alto Adige, che aspira a trasformare la leggenda di Guglielmo Tell in epica cinematografica. Al cinema.

Claes Bang in una scena di Guglielmo Tell di Nick Hamm

"Per me è soprattutto una storia sull'assurdità della guerra. Lo vediamo ogni giorno: qualcuno cerca di conquistare il paese di qualcun altro e finisce sempre male, sempre. Eppure continuiamo a farlo. E questa è una storia che lo racconta in un modo molto interessante, mettendo il dilemma e il dramma in un solo personaggio". Con queste parole, il protagonista di Gugliemo Tell di Nick Hamm, l'attore danese Claes Bang rimarca la contemporaneità di questa leggenda svizzera trasformata in film.

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Claes Bang in una scena di Guglielmo Tell

In rassegna al Toronto Film Festival nel settembre scorso, il film ha visto la sua anteprima europea proprio in Svizzera, allo Zurich Film Festival dove abbiamo incontrato Hamm e Bang arrivati a presentarlo insieme al cast al completo. In uscita italiana, distribuito da Eagle Pictures dal 3 aprile, il film riprende la leggenda dell'eroe svizzero che si narra abbia sfidato le forze occupanti austriache nel 1300, riuscendo a vincere la scommessa di colpire con il suo arco la mela appoggiata sulla testa di suo figlio, senza ferirlo.

Nick Hamm approfitta dell'impossibilità di provare che Guglielmo Tell sia veramente esistito per realizzare un film dall'aspirazione epica e speranzoso di diventare una saga. Non a caso il regista britannico di The Hole si interroga con Bang sui cambiamenti nei gusti del pubblico, in questo preciso momento storico: "Il pubblico ha fame di drammi complessi. Vogliono "Game of Thrones" perché è un dramma politico sulle dinastie. Vogliono "Il Signore degli Anelli" perché è la stessa cosa, ma con elementi fantasy. Il pubblico vuole film storici, ma gli studios non li producono più. Il sistema dello streaming ci ha distrutto sotto tanti aspetti, anche se ci ha aiutato in altri modi. Se sei un giovane regista, non ti danno 35 milioni per fare un film, te ne danno 2. Quindi la tua storia è su quattro persone in una stanza, perché è quello che puoi permetterti di girare. E questo significa la fine del cinema, perché nessuno vuole andare a vedere solo quello".

Il contenuto storico

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Claes Bang, Golshifteh Farahani e Jonah Hauer-King in una scena di Guglielmo Tell

Continua la sua analisi poi Hamm parlando dei film a contenuto storico: "C'è una rivoluzione in corso, non solo nel modo in cui riceviamo i contenuti, ma anche nel modo in cui finanziamo i film e nel concetto stesso di esperienza collettiva in sala. A teatro esiste ancora, nelle gallerie d'arte esiste ancora, perfino nei libri. Ma nel cinema? La gente va solo a vedere i blockbuster. Ma andranno ancora a vedere film storici? Per persone come me e Claes, questo è il nostro pane quotidiano. È quello che facciamo. È quello di cui dovremmo parlare e scrivere."

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Girato tra Cinecittà e l'Alto Adige, il film ha potuto contare sull'apporto dell'industria cinematografica italiana che Hamm elogia dopo aver ammesso che, lavorare agli Studios è stato il coronamento dei suoi sogni Felliniani: "Ciò che è affascinante del girare in Italia è il livello di competenze e la qualità delle troupe. Quando realizzi film di questo tipo, hai bisogno di un solido supporto e ci sono solo alcuni posti al mondo dove puoi farlo: il Regno Unito e l'Italia. Cosa sappiamo fare meglio? i film in costume. Vestiti straordinari, costumi ben realizzati, acconciature perfette. Gli italiani e gli inglesi sono eccellenti in questo ed è il motivo per cui gli americani vengono in Italia a girare"

Guglielmo Tell: intervista a Nick Hamm e Claes Bang

C'è una sola grande certezza in Guglielmo Tell di Nick Hamm: Claes Bang porta egregiamente e senza nessun segno di stanchezza, un film intero sulle sue spalle, nonostante il cast corale e folto, composto di nomi dall'importante risonanza internazionale come l'iraniana Golshifteh Farahani nel ruolo della moglie di Tell, Jonathan Pryce o Ben Kingsley. L'attore, apprezzatissimo su scena europea, deve la sua fama a Ruben Östlund che lo ha "consacrato" in The Square, Palma d'Oro al Festival di Cannes 2017. Visto recentemente alla Berlinale nel film in concorso Mother's baby, Bang è letteralmente magnetico in Guglielmo Tell tanto che lo stesso Hamm lo riempie di complimenti davanti a tutti: "Al centro della storia di Tell c'è un eroe riluttante. E una delle cose che Clay porta nel film è qualcosa che pochi attori possono fare: rimanere in silenzio in una scena e riuscire comunque a rubare l'attenzione".

Da Dracula (miniserie Netflix e BBC one del 2020) a Guglielmo Tell, Claes Bang dimostra una fascinazione per i personaggi "storici": "Ci sono indizi a riprova che Tell potrebbe essere realmente vissuto ma non lo sappiamo. Sicuramente pensiamo che Dracula non sia vero. A me interessa raccontare storie interessanti indipendentemente dalla loro verità storica" chiarisce Bang. Si è già commentato, anche nelle recensioni, una mancata accuratezza storica, anche etnica, del popolo svizzero soprattutto, all'interno del film di Hamm che, come ha dichiarato molte volte, trae la sua base dal dramma di Friedrich Schiller.

Il regista, supportato da Bang, risponde a queste critiche indirette, spiegando le ragioni di queste numerose licenze creative: "Nella versione originale di Schiller, tutti in Svizzera erano bianchi. Le donne stavano a casa a cucinare e pulire. Ma oggi non si possono più raccontare storie del genere. Nessuno andrebbe a vederle, e nessun attore di valore accetterebbe di recitarvi. Perciò abbiamo voluto integrare un mix etnico nel film, ma non in modo superficiale. Abbiamo aggiunto un retroscena a Tell: nel nostro film, lui ha partecipato alle Crociate, si è innamorato e ha avuto un figlio. Questo ha permesso di inserire un elemento di diversità nel film in modo organico. E difenderò questa scelta al 1000%, perché nessuno può dimostrare il contrario".

La scena della mela

Non ci vuole certo un critico cinematografico per capire che la scena più emblematica del film, quella da quale dipendeva, inevitabilmente, la sua resa finale, era proprio quella della mela. Ritratta, raccontata, messa in scena tra letteratura, teatro e arte, il dilemma del padre che deve scegliere se rischiare di sacrificare la vita del figlio oppure arrendersi all'oppressione austriaca sulle terre natie, è un mito che si tramanda da generazioni. "Quella è la scena che mi ha fatto desiderare di fare il film" ammette Hamm preparandosi ad illustrarci il confezionamento di quella scena emblematica nella narrazione della leggenda di Guglielmo Tell.

"Conosco il dramma di Schiller da quando ero un regista teatrale trent'anni fa ed è quasi impossibile da mettere in scena a teatro perché è enorme, con discorsi lunghissimi e tutta l'azione che avviene fuori scena. Quella scena è un atto di terrorismo politico, l'equivalente di un uomo in una tuta gialla a cui viene tagliata la gola nel deserto. Riguarda il potere politico. Si tratta di un uomo che obbliga un altro uomo a giustiziare suo figlio in pubblico per poi ottenere il successo politico grazie a ciò. La complessità di quella scena è enorme. Tutti i personaggi quelli che hai conosciuto nel film sono presenti in quel momento. Ed è una scena che è entrata nella storia del cinema, del teatro e della pittura per anni. Perché? è dannatamente interessante, ecco perché".

Segue a ruota la spiegazione Claes Bang che si unisce al ragionamento: "la questione è: cosa fai in questa situazione? Hai un aggressore, Hai un oppressore proprio lì alla porta, pronto a conquistare il tuo paese. E ora, se lasciare che accada o resistere e combattere, non è più la scelta di una sola persona. È un dilemma enorme, è molto personale ma ha una portata immensa, perché racconta la storia di un intero paese".

Guglielmo Tell: La Leggenda continua

Guglielmo Tell Connor Swindells
Connor Swindells in una scena di Guglielmo Tell

Ha puntato da subito a generare epicità Nick Hamm, le sue intenzioni sono chiare anche nelle interviste. È persino molto strano che l'unico altro tentativo di trasporre la leggenda sul grande schermo sia stato quello del 1948 dove Tell era interpretato dal nostro Gino Cervi. Ciò nonostante il nome dell'eroe svizzero è sopravvissuto indenne fino ai giorni nostri. Sul perché della sopravvivenza di questa storia si è interrogato Nick Hamm, fornendo le sue risposte: "_la storia, probabilmente, è stata raccontata all'inizio del XIV secolo ed è stata tramandata oralmente, mai scritta. È rimasta nell'immaginario per la complessità del significato di quella scena con la mela. È sopravvissuta perché è una storia sulla libertà politica e sulla certezza morale in un mondo che è sia amorale che difficile per usare un eufemismo, politicamente. È stata usata storicamente, per diversi scopi. Durante la Rivoluzione Francese, Tell è stato usato come una sorta di eroe rivoluzionario. Perché uno dei più grandi drammaturghi di sempre, Schiller, ha scelto di scriverne? Perché stava dibattendo sul concetto di libertà, cosa significa, come ottenerla e come mantenerla.

Prosegue, "E nel contesto della situazione attuale in cui ci troviamo, è la conversazione più urgente che possiamo avere. Quindi, nel film, affrontiamo questo tema e allo stesso tempo, ci interessa presentare un cinema contemporaneo, potente e visivamente forte, che possa intrattenere il pubblico. Non siamo interessati a mandare messaggi, non stiamo cercando di dare lezioni con il film. Vogliamo intrattenere, fondamentalmente intrattenere. E si intrattiene mettendo un personaggio in una storia in cui le persone possano identificarsi".