Raccogliendo più di 200mila spettatori nella sua Francia, Lumière! La scoperta del cinema di Thierry Frémaux nel 2017 apriva al pubblico una selezione di 114 brevissimi film realizzati da Auguste e Louis Lumière fra il 1895 e il 1905 ed estratti dalle 1.422 vedute cinematografiche ( così sono chiamati i film girati dai fratelli Lumière e dai loro operatori) dell'archivio dell'Institut Lumière di Lione. Guidando lo spettatore con la sua voce, per l'Italia c'era Valerio Mastandrea, l'oggi Direttore del Festival di Cannes illustrava l'origine di segmenti come il primissimo La Sortie des usines (Uscita dalla fabbrica) oppure l'immancabile e conosciutissimo treno che va incontro agli spettatori.

Se il film del 2017 si rivolgeva, per il suo carattere più specifico ed intellettuale ad un pubblico più piccolo, cinefilo, di nicchia, il secondo viaggio di Frémaux, Lumière - L'avventura del cinema, distribuito in sala dalla Cineteca di Bologna (con il suo progetto Il Cinema Ritrovato) e Lucky Red dal 3 aprile, non punta solo a mostrare immagini inedite ma ad individuare le origini del cinema e del linguaggio cinematografico, coinvolgendo idealmente una fetta di spettatori più ampia. Presentata ai Festival di Roma, San Sebastián, Tokyo, l'opera raccoglie 120 film inediti dei fratelli Lumière, restaurati dal laboratorio della Cineteca di Bologna L'Immagine Ritrovata, ancora una volta scoperti grazie al testo e alla voce narrante di Thierry Frémaux e in italiano, nuovamente da Valerio Mastandrea.
Lumière - L'avventura del cinema: nel cuore della Settima Arte
Louis Lumière e in parte anche il fratello Auguste, tra i principali "attori" delle vedute, si rivelano registi dove prima erano stati solo considerati dei co-inventori. Frémaux ci mostra il gesto di posizionamento della macchina da presa, l'interrogarsi dei due sul punto di vista con cui riprendere la vita, la nascita di uno sguardo specifico sulle cose. Tutte le componenti tecniche, narrative ed estetiche che con il tempo sono state acquisite dai "registi" e inglobate nel cinematografo.
Per questa sua capacità di analizzare con lucidità quanto ciò che siamo e facciamo oggi sia in diretto dialogo con quei tempi, partendo dalle riprese di bambini che mangiano fino ad arrivare ai brevi video casalinghi sui social, Lumière - L'avventura del cinema è tanto un'ode alla settima arte quanto un punto di partenza per un coinvolgente percorso di alfabetizzazione cinematografica.
Registi oltre l'invenzione

"Tutti quelli che hanno preceduto i Lumière sono coinventori del cinema, anche i ciarlatani, gli avventurieri, i pazzi" sostiene Frémaux doppiato da Mastandrea quasi ad inizio film, dopo averci mostrato, questa volta, ben tre versioni di Uscita dalla fabbrica. Perché questa affermazione? Perché fare cinema non è solo avere il mezzo, la macchina da presa, del resto la prima cinepresa l'aveva ideata il "competitor" americano Thomas Edison ma è un linguaggio, è, rubando nuovamente le parole a Frémaux, "offrire allo spettatore un posto che non ha mai occupato". Scopriamo un Louis Lumière regista perché intento a costruire una narrazione della vita che sta riprendendo, alla ricerca del soggetto giusto, spesso il fratello Auguste (anch'egli occasionalmente regista dal potenziale inespresso) e la sua famiglia e del miglior punto di osservazione per dire qualcosa, per comunicare anche solo il bello del quotidiano, le cose semplici. Così facendo, i Lumière interpretano un'epoca e se ne fanno portavoce.
Da Lumiere a Rossellini, da Méliès a Fellini

130 anni di cinema e solo da pochi di questi si è iniziato, con fatica, cominciando dai grandi festival, a considerare i documentari non come categoria a parte ma come opere dello stesso ingegno, creatività e valore dei film di finzione e, operazione ancora più ardua e vista ancora con qualche resistenza da parte dei cinefili più radicali, le pellicole mainstream e/o di genere, si stanno pian piano guadagnando un posto di rilievo accanto a quelle "d'autore".
Lumiére - L'avventura del cinema sembra intervenire in questi due percorsi, evoluzioni, provando, attraverso il racconto di come Louis Lumière "il primo illetterato del cinema, ha elaborato il suo linguaggio", a ricordare che il cinematografo non è solo l'effetto speciale, la fantasia, la magia di George Méliès, ma è anche la maestosità della vita tranquilla documentata nelle vedute dei Lumiére, la semplicità delle cose ma soprattutto le lunghe inquadrature, quelle che saranno riprese da John Ford e che saranno fondamento degli sguardi sulla realtà di Agnés Varda, Robert Bresson e più vicino a noi Chantal Akerman. Per dirla con il cinema italiano, se Méliès, attraverso la macchina da presa, reinventa il mondo e sarà antesignano di Federico Fellini, i Lumiére lo mostrano così com'è, come il nostro Roberto Rossellini. Il cinema è una grande famiglia che non esclude nessuno.
Un film per il grande pubblico
Lumiére - L'avventura del cinema si divide in capitoli, spesso scanditi dall'anno (dal 1895 in poi) e da un titolo. Al 1896 segue la scritta "Inventare il pubblico" che dice non solo molto del segmento che andremo ad analizzare ma tantissimo dell'obiettivo primario del film di Thierry Frémaux: l'alfabetizzazione cinematografica. Termine supertecnico, utilizzato anche da progetti dell'Unione Europea ad indicare la volontà di costruire ex novo un pubblico per il cinema tutto, educare soprattutto i giovani a ricevere un film, comprenderlo, leggerlo nei suoi vari linguaggi, modi, approcci. Frémaux ci rivela che Auguste e Louis Lumière pensano al pubblico, non a caso hanno pensato fin da subito a condividere il loro racconto con la camera creando ed immaginando la proiezione in sala, con spettatori paganti.
Lumiére - L'avventura del cinema si rivolge a quello stesso potenziale nuovo pubblico spiegandogli che anche alle origini del cinema c'erano i video dei gatti e più generalmente, le storie di 50'' paragonabili a quelle dei social media di oggi, esperite tramite TikTok o Instagram. Tenta di avvicinare le nuove generazioni alla cara vecchia settima arte Frémaux, alternando concetti e temi profani come la rappresentazione di scene dal quotidiano a riflessioni sulla sacralità del cinema, grazie al quale "la morte non sarà più assoluta".
Conclusioni
Perfezionando l’idea originaria di Lumière! La scoperta del cinema, del 2017, Thierry Frémaux torna a farci da guida alle origini della settima arte, rivelando attraverso inedite 120 “vedute” dirette da Louis ed August Lumière, la nascita del linguaggio cinematografico, il gesto, da registi, di posizionamento della macchina da presa per raccontare la realtà. Un film omaggio al cinema che vuole andare oltre il pubblico di cinefili incalliti.
Perché ci piace
- Scopre i Lumière registi.
- Narra la nascita del linguaggio cinematografico.
- Punta ad un pubblico più ampio.
Cosa non va
- Sopravvaluta il potenziale spettatore.
- Da per scontati una serie di termini e concetti.