La vita da grandi o del perché in America film così vincono gli Oscar

"Mi piace essere come pare a me, e per questo ho fatto un film rock", dice Greta Scarano nella nostra intervista. Con lei, anche i protagonisti Matilda De Angelis e Yuri Tuci. Un tris meraviglioso, per uno dei migliori titoli italiani dell'anno. Al cinema.

Yuri Tuci, Greta Scarano, Matilda De Angelis durante la nostra intervista

Come se riprendesse il suo strepitoso ruolo, Yuri Tuci, vedi alla voce folgorazione, entra a gamba tesissima all'inizio della nostra intervista, come se fosse un attore ampiamente navigato. "Si può essere noi stessi anche nella diversità. Non per forza dobbiamo assuefarci agli stereotipi di una società bigotta e medievale. Noi esistiamo, se ne facciano una ragione", ci dice, meravigliosamente sprezzante e in piena sicurezza. Autistico, Tuci, all'esordio, è protagonista insieme a Matilda De Angelis (anch'essa meravigliosa, e forse alla sua miglior interpretazione) di un altro esordio ancora, quello di Greta Scarano che debutta alla regia in La vita da grandi.

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Matilda De Angelis e Yuri Tuci ne La vita da grandi

L'abbiamo pensato, e lo sottoscriviamo ancora: i film come questi, in America, vincono gli Oscar. Un dramedy in bilico tra le emozioni, manifesto per gli outsider, un cuore grande e una luce narrativa capace di dialogare con il pubblico. Perché in un'epoca di cinema auto-riferito Greta Scarano sceglie con passione e coraggio di raccontare una storia emotiva, libera, quasi rivoluzionaria. Il film scritto insieme a Tieta Madia e Sofia Assirelli parte dalla storia di Damiano e Margherita Tercon, mischiando autismo e consapevolezza, senza scendere mai nel patetico o nel banale. "Ho intercettato la storia di Damiano e Margherita nel 2020, scopro che hanno scritto un libro folgorante, che racconta la loro storia, fin da quando erano piccoli. Un viaggio all'interno di una famiglia piena di dinamiche relazionali molto interessanti".

La vita da grandi: intervista a Greta Scarano, Matilda De Angelis e Yuri Tuci

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Matilda De Angelis è Irene

Matilda De Angelis e Yuri Tuci, allora, sono Irene e Omar. Nati a Rimini - e infatti uno dei riferimenti della regista è il dolente Rimini di Ulrich Seidl -, lei è fuggita a Roma per salvarsi, lui è rimasto a casa da mamma e papà, che lo accudiscono come se fosse un bambino. Ma Omar ha ormai quarant'anni, e quando Irene torna a casa per una settimana si ritrova ad accudirlo, più che ad accompagnarlo.

A (ri)unirli, però, la musica: Omar ha il sogno di diventare un "gangsta rapper autistico". E allora, chi siamo noi per dirgli che non può riuscirci? "Negli anni, mentre scrivevamo il film abbiamo sfiorato il rischio di far diventare Yuri più bravo a cantare... Ma ci siamo poi resi conto che non ci interessava la perfezione", prosegue Greta Scarano. "Bensì, volevamo raccontare un ragazzo autistico normale e non particolarmente bravo a cantare, ma con il sogno del canto". E continua: "Soffro molto l'etichetta, le convenzioni del mio ruolo. Mi piace anzi l'idea di essere come piace a me. E non è un caso che ho scelto di fare un film rock. Ti sfido a dirmi che sono limitata, o diversa. Mi rispecchia, così come rispecchia il pensiero delle altre autrici, Tieta Madia e Sofia Assirelli".

La vita da grandi, recensione: l'esordio di Greta Scarano è una meraviglia La vita da grandi, recensione: l'esordio di Greta Scarano è una meraviglia

In questo senso, La vita da grandi viene esaltato da un punto di vista inedito, ossia quello dei siblings, i fratelli o sorelle di persone con disabilità, mettendo da parte la propria soggettività in virtù di una problematica oggettiva più grande. "Per essere fratelli non basta essere nati sotto lo stesso tetto: bisogna conoscersi, supportarsi, e sperare nel bene l'uno per l'altro. Un film sulla scoperta di un rapporto", secondo Matilda De Angelis che, durante la nostra video intervista, scherza con la regista con Tuci. Un rapporto a tre - anche fuori dal set - che punta alla veridicità, alle sensazioni, al coinvolgimento di testa e di cuore, elementi essenziali per un film che può considerarsi decisamente riuscito.

Ci vuole orecchio, e ci vuole cuore

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In viaggio con i protagonisti de La vita da grandi

La vita da grandi, tra l'altro, tra la classica dicotomia risate-e-lacrime (ma c'è un equilibrio tale che rende il tutto più vicino alla realtà piuttosto che alla narrativa), esalta il sacrosanto diritto ad essere se stessi. "Essere unici è una cosa per cui vale la pena lottare, sempre. Alla fine l'ultima parola ce l'avrò io", confida Yuri Tuci, scelto dalla produzione (Groenlandia, Halong, Rai Cinema) dopo aver visto su YouTube spezzoni del suo spettacolo teatrale.

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Lo sguardo di Greta Scarano

Oltre lo standard, oltre gli schemi, oltre le regole. Cantando come Enzo Jannacci che per fare certe cose "ci vuole orecchio". Nel film della Scarano funziona tutto, e anche di più: storia intima, minuta, delicata eppure catartica come se fosse Little Miss Sunshine, Capitan Fantastic o Il calamaro e la balena. Il rifiuto alle categorie, quindi, è in grado di far diventare il film straordinariamente contrario alle convenzioni sociali, che tolgono spazio e riflesso. "Mi sento parte di questa categoria: rifiuto le etichette e le categorizzazioni", spiega Matilda De Angelis. "Ho sempre sentito una moltitudine dentro, e mi spaventa l'idea di essere chiusa dentro una casella. Alcune volte vado oltre, per rimarcare il mio senso di libertà. È un privilegio, chiaro, ma il nostro è un lavoro che aiuta ad uscire da noi stessi. Vedere le cose da un altro punto di vista arricchisce e non fa morire la nostra parte bambina".

Del resto, l'esordio di Greta Scarano ha la capacità di esaltare la poesia dietro le piccole cose che, a guardar bene, sono il viatico per arrivare ad un qualcosa che possa essere vicino alla felicità. "Siamo distratti, ma poi ciò che conta sono le cose piccole, ciò che accade con i propri amici o in famiglia", prosegue la regista. "Quindi il tema della felicità si lega al tema del diventare grandi. Da adulti i sogni si sfilacciano, si perdono, si mettono da parte in nome di un obbiettivo di vita appagante, ma diverso. La felicità sta nel tenere un cassetto aperto, e tornare ad essere piccoli".