Italians brava gente
Fortunato, solo di nome e poco di fatto, è un camionista romano che lavora ormai da tanti anni come trasportatore di Ferrari rubate dall'Italia fino agli Emirati Arabi, auto destinate allo sfizio di sceicchi col pallino dell'alta velocità che si divertono a organizzare corse mozzafiato nel deserto. Stanco e disilluso ma soprattutto deciso a tornare in Italia per dedicarsi a quella figlia che per tanti anni ha trascurato, Fortunato convince il suo capo a portare con sé in viaggio Marcello, un ragazzo che ha la faccia e la grinta giuste per meritarsi il gravoso testimone e imparare quel mestiere non proprio pulitissimo. Durante il viaggio i due avranno modo di conoscersi, di confrontarsi, di immergersi in una cultura affascinante e misteriosa, di imparare che nella vita il denaro non è tutto ma sono sentimenti come l'amore e l'amicizia a renderla speciale. Arrivati a Dubai, la città del lusso per eccellenza, i due_ Italians_ si concederanno una serata goliardica in uno dei locali più prestigiosi, ma i bagordi si sa spesso portano guai e noi italiani non ci tiriamo mai indietro quando c'è confusione. In un modo o nell'altro ci facciamo sempre riconoscere...
Quello che fa anche Giulio, un dentista romano di mezz'età depresso che dopo la separazione dalla moglie non riesce più a riprendersi la sua vita e non fa che imbottirsi di ansiolitici. Convinto che una full immersion di sesso e trasgressione possa salvarlo da un crollo definitivo, il suo collega e amico Fausto prende la palla al balzo e in occasione della partenza di Giulio per un importante convegno medico a San Pietroburgo, gli organizza insieme al suo abituale tour-operator del sesso, tale Vito Calzone, un indimenticabile tour tra le 'bellezze' della città. Per colpa della sguaiata invadenza del suo compare siciliano e del suo discutibile savoir faire, il professore, come tutti rispettosamente lo chiamano, collezionerà una serie interminabile di figure barbine e si ritroverà persino coinvolto in una tresca con la figlia di uno dei più pericolosi gangster della città. A salvarlo sarà l'aiuto provvidenziale di Vera, la sua interprete personale, che tra la confusione e gli equivoci riuscirà a tirar fuori il suo lato migliore e a portarlo in salvo.
A metà strada tra un cinepanettone e un cinico manuale d'amore nei confronti dello stivale, Giovanni Veronesi confeziona il suo patriottico manuale dell'italiano imperfetto raccontando le vicissitudini di quattro italiani all'estero che tanto vorrebbero assomigliare ai personaggi che hanno reso indimenticabili ai bei tempi attori come Sordi e Manfredi ma che finiscono per assomigliare più alle loro caricature in chiave moderna. Colpisce di striscio Veronesi, ma non affonda mai il colpo, forse perché la patria è sempre la patria o perché le due storie scelte non sono forse le più giuste per raccontare in chiave goliardica virtù, difetti e vizietti degli Italians, come tutti ci chiamano in giro per il mondo.
Si ride e molto nel secondo capitolo, soprattutto grazie ai tempi comici straordinari e all'esperienza sconfinata di un caratterista come Carlo Verdone che alle prese con una stangona russa vestita di latex e pronta a trascinarlo nei deliri del sadomaso ci regala una delle sequenze più divertenti della sua carriera, sicuramente una delle scene più esilaranti viste negli ultimi anni che da sola vale il prezzo del biglietto.
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A tal proposito vogliamo citare la bellissima scena finale, una tenera e appassionata lezione di italiano che Verdone tiene in mezzo ad un prato con l'intento di spiegare l'Italia a un gruppetto di bambini russi: un paese a forma di stivale, disegnato sull'erba con tante pezze colorate, in cui regna l'allegria e al nord la gente è un po' snob e mangia piatti impronunciabili come la cassoela, al centro sono tutti simpaticoni, qualcuno non riesce a pronunciare le "c" mentre altri strillano i nomi accompagnandoli con un inconfondibile "aoh!", e al sud la famiglia diventa "famigghia" e persino la triglia si trasforma in "trigghia".
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2.0/5