Il bambino di cristallo, recensione: più che un film, una lezione di catechismo

Zachary Levi in un film ad alto tasso di glucosio, e finalizzato per essere solo una digressione fine a sé stessa sul valore della Fede. Al cinema.

L'artwork de Il bambino di cristallo

Che dire, Il bambino di cristallo ci arriva sommessamente, quasi in sordina, al senso compiuto, e rivelato solo nell'ultima parte. Il ragionamento messo in moto da Jon Gunn, in fondo, è equivoco: raccontare una storia vera dalle vibrazioni motivazionali ma, intanto, addentrarsi nell'ottica del più classico dei Christian movie, di cui il regista è tra i massimi esponenti.

Il Bambino Di Cristallo Film Scena
Jacob Laval è Austin

Sia chiaro, è un genere come un altro (e riscuotono pure un certo successo in America, visti i tempi), ma sfruttare (passateci il verbo) certe tematiche per sottolineare quanto la Fede sia il viatico per la felicità e la realizzazione, ci appare un filo evangelizzatore (e molto poco cinematografico). Dall'altra parte, Il bambino di cristallo fa ben poco per apparire narrativamente originale, e anzi sembra essere fin troppo ridondante nella sua amabile concezione, divenendo facilone nei sentimenti e nelle emozioni.

Il bambino di cristallo: storia di una famiglia

Il protagonista de Il bambino di cristallo (ispirato a The Unbreakable Boy: A Father's Fear, a Son's Courage, and a Story of Unconditional Love di Scott Michael LeRette e Susy Flory) è Austin (Jacob Laval), un bambino vispo e intelligente che vanta ben 27 fratture: per colpa di una malattia genetica le sue ossa sono estremamente fragili. Come se non bastasse, è anche nello spettro dell'autismo. Attorno a lui il fratellino Logan (Gavin Warren, forse la cosa migliore del film), mamma Teresa (Meghann Fahy) e papà Scott (Zachary Levi).

Il Bambino Di Cristallo Scena Film
Zachary Levi e Jacob Laval in scena

Se la mamma se ne occupa a tempo pieno (e il fratellino lo difende dai bulli, sfoderando la cara, vecchia "altra guancia"), l'amore del papà non è da meno (ed è infatti il motore del film), nonostante abbia qualche problema con la bottiglia. Ma attenzione: nella pellicola di Gunn è tutto assurdamente edulcorato, quasi censurato, e per di più ben poco sopportabile: Teresa passa le giornate a casa, in un'ottica narrativa abbastanza svilente (nel 2025 scriviamo ancora ruoli femminili così arcaici?), mentre Scott, tra un drink e l'altro, sembra propendere per le partite a golf (sport costosissimo, che stride con le tariffe iperboliche sanitarie americane) insieme all'amico immaginario (sic!).

Tono melenso e spirito conservatore

In qualche modo, e portando il punto di vista incrociato di Scott e di Austin, Il bambino di cristallo vorrebbe tracciare un quadro caloroso ed empatico attorno alle difficoltà macroscopiche che affrontano le famiglie alle prese con forti precarietà: se il tono generale è rimpinzato di glucosio e frasi fatte, diventa allora stridente e complicato confrontarsi con l'artificio messo in scena, sia per quanto riguarda i dialoghi sia per quanto riguarda le scelte estetiche (e citiamo la fotografia piatta). Sostanzialmente, il film è un vuoto narrativo riempito, solo e soltanto, dalla redenzione religiosa (altra dimostrazione: dietro il film c'è la Kingdom Story Compagny, divisione religiosa di Lionsgate), facendo diventare il tutto incredibilmente melenso, e onestamente pure un filo controverso (e il paragone con Wonder di Stephen Chobsky non regge).

Il Bambino Di Cristallo Scena Film Cast
La famiglia de Il bambino di cristallo

Mettiamoci pure che alcuni elementi risultano anacronistici e, forse, pure palesemente conservatori: se abbiamo già citato la figura casalinga di Teresa, il perdono applicato verso Scott appare troppo indulgente e troppo tollerante, quasi obbligato nell'ottica maschio-centrica e religioso-centrica dello script. Come dire, basta solo un percorso di conversione per essere un uomo migliore? Come se non bastasse, ne Il bambino di cristallo quasi non ci sono interpreti afroamericani. Nemmeno tra le comparse. Ora, non stiamo qui a disquisire sulla cultura woke, ma una scelta del genere non può non passare inosservata. Soprattutto oggi, mentre il cinema contemporaneo sta allargando lo sguardo, nonostante i delicati equilibri. Insomma, Il bambino di cristallo sembra più un video da catechismo che un dramedy sul valore della resistenza e della perseveranza. Questi sì, valori ispiranti che sarebbero stati perfetti per un film che fatichiamo a considerare come tale.

Conclusioni

Il bambino di cristallo parte da una storia vera, puntando ad enfatizzare alcuni temi: resistenza, resilienza, perseveranza, fiducia. Tuttavia, lo script è inzuppato di glucosio, facendo perdere aderenza e sincerità. Tra l'altro, il film di Jon Gunn fa parte del filone religioso: nessun problema, è un genere come un altro, ma la traccia viene inserita furbescamente nella seconda parte, andando a spostare il focus centrale. Come se non bastasse, il film è pervaso da una certa idea fin troppo conservatrice. Basti vedere la figura della mamma, relegata a casalinga, oppure la scelta di non scritturare - nemmeno tra le comparse - attori afroamericani.

Movieplayer.it
1.5/5
Voto medio
4.3/5

Perché ci piace

  • Alcuni temi, perfetti per essere raccontati al cinema.
  • La bravura del piccolo Gavin Warren.

Cosa non va

  • La traccia religiosa viene inserita furbescamente nel finale.
  • La declinazione della figura della mamma.
  • Fin troppo conservatore.
  • Melenso e retorico.