Erano tempi strani e diversi quando avevamo conosciuto la piccola e spericolata Elfkins chiamata Elfie: era il Natale del 2021, in piena pandemia, e il film si era dovuto accontentare di un'uscita digitale che aveva comunque avuto un buon riscontro. A più di quattro anni di distanza, arriva Elfkins - Missione gadget che ci fa ritrovare queste piccole creature che sembrano un mix tra gnomi ed elfi per una nuova avventura per i più piccoli. Il film, nelle sale grazie a Plaion Pictures, conferma la regista Ute von Münchow-Pohl, ma anche la simpatia dei suoi piccoli protagonisti sempre pronti a dare una mano agli esseri umani con le loro attività quotidiane.
Incontro tra clan

La storia del nuovo film, Elfkins - Missione gadget, prende le mosse da un incontro: quello tra Elfie, la nostra protagonista desiderosa di avventura e Bo, ma anche tra due culture. Se Elfie appartiene infatti al clan di Colonia, così legato alla tradizione, Bo fa invece parte di quello di Vienna, che vivono solo di divertimento. Due visioni opposte tra gli Elfkins che già conosciamo, così dediti a una vita che ha lo scopo di aiutare gli umani, pur rimanendo sempre nell'ombra e invisibili, e i nuovi arrivati, che hanno affinato le loro tecniche e si servono di gadget ipertecnologici per muoversi in pieno giorno e mettere a segno furti impossibili. Un incontro che nasce proprio dal ritrovamento, da parte di Elfie, di uno strano orologio abbandonato, dotato di tantissime funzioni.

Al dispetto delle differenze di carattere tra Elfie e Bo, tra i due nasce una forte amicizia rafforzata dalla necessità di sfuggire alla poliziotta Lansky e il suo fedele gatto Polipette, ma un importante obiettivo da raggiungere: far sì che si riavvicinino le loro famiglie, che si superino i pregiudizi e le ostilità, riallacciando i rapporti tra i rispettivi clan, interrotti da 250 anni.
Due personalità all'opposto
Elfie e Bo, due personalità opposte per un'amicizia forte e insperata: la prima è coraggiosa, estroversa, curiosa e avventurosa; il secondo è invece più timoroso e introverso, timido e riflessivo. Eppure in questi opposti si va a definire un rapporto molto tenero che trova un punto di contatto importante: entrambi i protagonisti di Elfkins - Missione Gadget si sono sempre sentiti fuori posto nel proprio gruppo di appartenenza, entrambi dei pesci fuor d'acqua nei rispettivi clan. La loro missione non è affatto semplice, perché l'unica cosa su cui i due clan concordano è di tenersi alla larga dall'altro gruppo, ma viene affrontata con quella caparbietà che avevamo già visto in Elfie sin dal film precedente.

Non è l'unico obiettivo dei due amici, perché è ugualmente vitale far sì che l'esistenza degli Elfkins resti segreta, che la loro presenza accanto agli umani resti invisibile come è sempre stata. È importante quindi sfuggire ai sospetti e le attenzioni della poliziotta Lansky e del suo compagno felino, tra inseguimenti, sotterfugi e l'uso della tecnologia dei gadget del clan di Vienna. Una fuga che si svolge a colpi di cinema, sia in quanto a citazioni e riferimenti, che costruzione delle sequenze.
Elfkins - Missione gadget e il cinema
D'altra parte lo dice una battuta del film che il cinema "dopo il ketchup è una delle invenzioni migliori create dagli umani". E questa passione e attenzione per la settimana arte è evidente nella messa in scena pensata dalla regista Ute von Münchow-Pohl, che ammicca al cinema action e di spionaggio sia in alcune trovate visive che in una colonna sonora che richiama i film di quel filone. In questo modo Mission gadget aggiunge un livello di lettura più maturo rispetto all'intreccio e le gag capaci di parlare ai più piccoli, risultando una visione piacevole per il pubblico di ogni età.

Peccato che il comparto tecnico non sia, e non possa essere per ovvi limiti di budget, all'altezza dei grandi studi americani, ma i film con protagonisti gli Elfkins dimostrano di saper sfruttare quanto a disposizione per creare una storia che sappia intrattenere a prescindere dal livello di dettaglio e profondità della CGI, aggiungendo anche delle sezioni in animazione tradizionale che assecondano le più recenti tendenze a mescolare tecniche differenti.
Conclusioni
Ritroviamo la piccola Elfie, questa volta alle prese con la tenera amicizia con Bo e la difficile missione di far riappacificare i loro rispettivi clan, tra fughe, tenerezza e un'attenzione per quelle dinamiche da film action e di spionaggio che Elfkins - Missione gadget riesce a omaggiare sia dal punto di vista della costruzione visiva che nelle scelte della colonna sonora. Peccato per un livello tecnico inferiore ai grandi studi americani, ma il film di Ute von Münchow-Pohl riesce a ottimizzare i mezzi a propria disposizione e risultare piacevole per il pubblico di ogni età.
Perché ci piace
- La storia di tenera amicizia tra Elfie e Bo.
- Il messaggio di accettazione che ruota attorno al conflitto tra i due clan di Elfkins.
- Gli ammiccamenti a un certo tipo di cinema, che aggiungono un livello di lettura alla storia.
- Il gatto Polipette!
Cosa non va
- Il target principale resta quello più giovane e può deludere chi ama l'animazione matura.
- Il livello tecnico è inferiore a tanto cinema animato che vediamo in giro, ma funziona ugualmente.