Il mondo dell'intrattenimento è affamato di brand, di opere consolidate da proporre in forma differente, con un interscambio continuo da un media all'altro: Indiana Jones ha da poco convinto in versione videogioco (anche su PS5), tanti videogiochi stanno arrivando in forma di film e serie.
Un periodo molto denso di adattamenti, da Minecraft in sala agli imminenti The Last of Us 2 e Until Dawn, in attesa di Zelda annunciato per il 2027. E, non per ultimo per ordine di importanza, Devil May Cry che fa il suo debutto nel catalogo Netflix.

Si tratta di una serie di videogiochi storica, che ha debuttato su Playstation 2 nell'ormai lontano (almeno in termini videoludici) 2001, targata Capcom e caratterizzati da un'anima esplorativa ben sviluppata per accompagnare la sua componente principale da action-adventure (o hack and slash), il look di stampa gotico e la musica heavy-metal che fa da sfondo all'azione. Un titolo che si è fatto subito notare all'epoca dell'uscita, raccogliendo attorno a sé molti appassionati e proseguito per cinque capitolo fino al 2019. Inevitabile che trovasse di nuovo una via per lo schermo, dopo una parentesi in un manga tra il 2005 e il 2006 e una prima serie animata del 2007, e lo ha fatto ancora in forma seriale grazie a Studio Mir, la realtà coreana a cui dobbiamo i due film ambientati nel mondo di The Witcher, tanto per restare in casa Netflix, e l'apprezzata X-Men '97. Insomma, premesse positive.
A caccia di demoni nella serie Netflix

A curare l'adattamento di Devil May Cry troviamo Adi Shankar e Alex Larsen, due autori che si dichiarano fan della serie e dei suoi personaggi, e che per questo hanno affrontato questo lavoro con l'intenzione di rispettare il fandom dei giochi Capcom e le alte aspettative. I due autori tratteggiano nella serie Netflix il sanguinoso contesto in cui minacciose e sinistre forze demoniache cercando di aprire il portale che separa il loro mondo da quello degli umani. Al centro di tutto un amuleto diviso in due, ma soprattutto la figura del protagonista Dante, ibrido tra i due mondi per essere figlio di un'umana e del demone Sparda, cacciatore mercenario di queste creature malvagie, inconsapevole del ruolo delicato e unico che può avere nel destino di entrambi i mondi.
Il fascino di Dante e dello stile della serie
Look albino con occhi e capelli chiari, battuta sempre pronta (che l'ironia della serie incarna bene), preferenza per spade e armi da taglio ma senza disdegnare anche quelle da fuoco, Dante era un protagonista carismatico e capace di bucare lo schermo nei giochi, si conferma tale anche nella serie animata. Gli autori dedicano anche dei rapidi flashback all'infanzia del personaggio per trasmettere allo spettatore la profondità che la sua iconicità merita, per renderlo capace di conquistare nuovi fan che lo conosceranno direttamente in questa versione.

Il character design della serie è infatti buono, anche e soprattutto per quanto riguarda la sua componente mostruosa, con un approccio visivo generale più che dignitoso, al netto degli ovvi compromessi necessari per una serie di 8 episodi. Sullo stile del progetto si è lavorato sin dai titoli di testa realizzati con uno stile visivo molto intrigante che assecondano le recenti tendenze del media animato.
Azione e musica per Devil May Cry
"Lavoro meglio con la musica" dice Dante mettendo una canzone al juke box prima di iniziare uno scontro, e centrale è la componente musicale in Devil May Cry, coerentemente con quanto accade nei giochi: musica dalle sonorità dure, Metal, che accompagnano l'azione e caratterizzano la serie, ma che sono anche interessanti spunti per una playlist da mettere insieme incentrata su questo genere musicale.

Se però l'azione è preponderante, condita dalla giusta dose di ironia e situazioni sopra le righe, funziona anche l'equilibrio tra momenti più legati al singolo episodio e un filo conduttore da portare avanti lungo tutti gli otto episodi. Un adattamento che funziona nel rendere e mettere al centro dell'azione il protagonista Dante con la sua vena ironica e l'approccio cool al combattimento, che speriamo di vedere ulteriormente sviluppato in futuro.
Conclusioni
Ironia, azione e musica Metal caratterizzano l'adattamento di Devil May Cry nella serie Netflix realizzata da Studio Mir. Centrato il look e l'approccio al personaggio, ben costruito l'equilibrio tra i diversi mostri da affrontare e lo sviluppo orizzontale della serie. Può conquistare anche nuovi spettatori rispetto ai già numerosi fan dei videogiochi Capcom. E non è poco.
Perché ci piace
- La musica che accompagna l'azione, coerente con il mood dei giochi Capcom.
- Il protagonista Dante, che si conferma carismatico e iconico.
- Lo sviluppa narrativo che bilancia il racconto orizzontale con i momenti relativi ai singoli episodi.
Cosa non va
- Inevitabili alcuni compromessi tecnici, ma senza arrivare a rovinare la qualità generale.