24 Frame Future Film Festival: un'edizione 2025 nel nome del gioco, tra animazione e nuove tecnologie

A Bologna dal 9 al 13 aprile, il Festival ci offre uno spaccato di quanto il mondo dell'animazione e degli effetti visivi hanno da offrire. Ne abbiamo parlato con la direttrice artistica Giulietta Fara.

L'edizione numero 25 di 24 Frame Future Film Festival

"Come se fosse la prima volta. Ogni volta come costruire qualcosa da zero". Così Giulietta Fara, direttrice artistica del 24 Frame Future Film Festival ha descritto approccio e sensazioni con cui si avvicinano all'imminente nuova edizione, a Bologna dal 9 al 13 aprile. E forse è quello il segreto che permette a questa realtà di raccontare il mondo dell'animazione, degli effetti visivi e delle nuove tecnologie con una passione e trasporto che ammiriamo e rispettiamo. E con le quali ci sentiamo in perfetta sintonia, da amanti di questi settori di cui ci sembra che si parli sempre troppo poco (e spesso senza la dovuta conoscenza e competenza).

Giulietta Fara Direttrice Artistica
Giulietta Fara, direttrice artistica del festival

Non è il caso di Giulietta Fara e il suo 24 Frame, perché se nel nostro paese si è iniziato a parlare, e bene, di animazione è anche (e soprattutto) grazie alla manifestazione bolognese che arriva ai suoi 25 anni. E nel farlo sceglie un tema che si sposa alla perfezione con questo approccio appassionato ed entusiasta: il gioco e i giocattoli, che trovano il loro compimento nell'evento legato ai 30 anni di Toy Story, oggetto di una maratona dei primi quattro film e una masterclass esclusiva con Christine Freeman, Lead Historian di Pixar Animation Studios.

L'animazione, tutta, senza distinzioni

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Il pubblico di 24 Frame Future Film Festival

"Il nostro obiettivo è di portare al pubblico le novità dell'animazione" ci ha detto Giulietta Fara, sottolineando che non hanno mai guardato a quella mainstream o quella indipendente escludendo una delle due, perché "l'animazione è un linguaggio del cinema tout court" non un genere. Ce l'ha detto Del Toro agli scorsi Oscar supportando quello che realtà come 24 Frame portano avanti da sempre: "25 anni fa non c'era questa attenzione per il cinema d'animazione, né l'abitudine anche da parte degli adulti a considerarlo cinema. Tanti ancora considerano l'animazione un genere, che sia un prodotto per bambini, un concetto che in questi 25 anni abbiamo cercato di scardinare." Ed è su questo che ancora c'è bisogno di concentrarsi: "dobbiamo continuare a lavorare per portare l'animazione all'attenzione dei critici e del pubblico come un linguaggio del cinema, ma non come la sorellina minore di un cinema dei grandi autori. È ancora questa la 'battaglia' da fare, perché c'è ancora una sorta di infantilizzazione di questa tecnica. E ogni anno ci diamo da fare per andare alla ricerca dei titoli da proporre al pubblico, di tutto quello che c'è di più interessante in questo settore."

Toy Story e il gioco

E quest'anno, come accennato, si è partiti dal concetto di gioco ed è stato inevitabile far coincidere il tema con l'omaggio a Toy Story e lo studio che in questi trent'anni ha contribuito a proporre "un taglio diverso anche all'animazione mainstream". Anche perché se "è vero che è una casa non nata da indipendenti, perché aveva comunque alle spalle Steve Jobs e quindi un capitale, è comunque nata al di fuori di Disney e di un certo canone. E quando in Disney ci è entrata, ha portato qualcosa di nuovo non solo a livello tecnico, ma proprio di come si vive l'animazione oggi." Il tema del gioco e Toy Story, quindi, un incontro che è una splendida coincidenza perché alla sua uscita nel 1995 è stato d'ispirazione per la creazione del Future Film Festival e uno spazio per parlare di un mondo che si approfondiva pochissimo.

Il cowboy Woody in una scena del film d'animazione Toy Story (1995)
Il cowboy Woody in una scena del film d'animazione Toy Story (1995)

La maratona dei quattro film della serie e l'incontro con l'archivista Pixar, Christine Freeman, è "un punto di partenza per sviluppare questo tema in altri contesti, dal videogame al cinema" ragionando su come è il giocattolo è affrontato in ambiti diversi, "anche in senso horror nella Game Night" in cui si proporranno anche Jumanji, The Game di David Fincher e Otesànek che rappresenta "il punto più horror del gioco e del giocattolo".

La rivoluzione Pixar, la forza dell'animazione tradizionale

Lion King Movie 2019
Il Re Leone: una tenera immagine di Simba

Il passaggio su Toy Story e Pixar ci spinge a ragionare su quanto lo studio fondato da John Lasseter sia riuscito negli ultimi anni a mantenere il focus su quell'approccio innovativo che l'aveva contraddistinta a lungo, tanto da provare a influire anche su Disney dopo l'acquisizione. "Quando Lasseter arrivò in Disney, disse che avrebbero dovuto continuare a fare animazione 2D e secondo me era un'idea intelligente che fu provata con La principessa e il ranocchio. Non bisogna per forza portare la CGI ovunque e il potere di un'animazione 2D fatta bene è eccezionale. Questa idea non è andata avanti e si è andati verso una standardizzazione del prodotto animato". Parallelamente a questo filone family si è andati anche verso i remake live action "anche laddove sono finti live action come Il Re Leone, che in realtà è tutto CGI anche se fotorealistica."

Una scena del film Titanic
Una scena del film Titanic

E non è un caso se 24 Frame abbia sempre parlato anche di effetti visivi e di "animazione nei film live action", perché alla fine Avatar è un film d'animazione e l'evento bolognese ne parlava in tempi non sospetti anche in merito a Titanic che è "un film in parte d'animazione, dall'acqua alla nave alle comparse e un sacco di set." Un punto su cui è capitato spesso anche a noi di confrontarci con i nostri interlocutori. "Sembra vera ed è quello l'intento, perché deve inserirsi in una narrazione in cui ci sono anche attori in carne e ossa, perché quando lo spettatore entra in un mondo, deve trovarci una coerenza visiva." Ma è sempre animazione ed è sempre più diffusa: "come dice anche Francesco Grisi di EDI, Effetti Digitali Italiani, non ce ne accorgiamo come spettatori, ma chi fa effetti visivi è ormai ovunque, anche nel poliziesco più minuscolo, anche solo per estendere i set."

Panorama Italia

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Questo mondo non mi renderà cattivo: una scena

Non solo cinema mainstream, non solo indipendenti. Né confini tra lungometraggi e corti. Guardare all'animazione senza limiti, che "è una cosa abbastanza complessa da fare e da spiegare al pubblico, perché chi è più propenso all'indie storce il naso se parliamo di animazione mainstream e viceversa. Negli anni abbiamo costruito una narrazione diversa che è arrivata agli spettatori. Nel frattempo anche in Italia l'animazione sta arrivando in modo importante e non scontato al cinema e sulle piattaforme." E parallelamente realtà nostrane stanno emergendo e si stanno affermando: "pensiamo a DogHead e Movimenti con Zerocalcare, tanto per fare un esempio, tanti esperimenti più che riusciti che sono esempi di un modo diverso di compire l'animazione che sicuramente ci arriva dall'estero e dai paesi asiatici che sono sempre abituati a pensare a un'animazione per ogni tipo di pubblico e che finalmente abbiamo anche noi. È sempre una sfida cercare di non imitare gli altri, ma guardarsi attorno e prendere il buono da tutto il mondo."

Giorgio Scorza al Cartoon Forum: "L'animazione ha un continuum col mondo dell'editoria" Giorgio Scorza al Cartoon Forum: 'L'animazione ha un continuum col mondo dell'editoria'

Le tecnologie e la paura del nuovo

Il protagonista del film Polar Express
Il protagonista del film Polar Express

Animazione, effetti visivi e, ovviamente, anche nuove tecnologie che hanno portato con sé anche relative paure conseguenti. "La paura degli attori digitali che potessero sostituire quelli in carne e ossa. Il 3D e la paura di guardare i film con gli occhiali, la paura della serializzazione di prodotti che venivano tutti uguali. La paura dei software troppo costosi che potevano tagliar fuori gli indipendenti. Adesso c'è la paura dell'intelligenza artificiale. Ma pian piano abbiamo visto che almeno le paure precedenti nel mondo del cinema sono state smentite, perché quello che non funziona, non viene utilizzato. Tutte queste cose sono strumenti che vanno imparati a usare. Con tutti gli ospiti che sono intervenuti abbiamo sempre avuto un atteggiamento positivo e propositivo." Esperimenti come il personaggio virtuale di Tom Hanks in Polar Express non sono stati ripetuti, software come Blender sono gratuiti e permettono di realizzare film come Flow, altri software proprietari sono stati diffusi. "Il punto non è più la tecnologia, ma gli strumenti e chi li sa usare. Lo strumento non è il contenuto. Questo è un altro punto che ha fatto sempre discutere e su cui abbiamo lavorato molto."

Lo spettro dell'Intelligenza artificiale

The Prompt Scena
The Prompt: una scena del film

E ovviamente ora si lavora tanto anche sull'Intelligenza Artificiale. Non è un caso che la giornata d'apertura di 24 Frame di quest'anno, il 9 aprile, dedichi un incontro a una realtà come The Prompt di cui vi avevamo già parlato in occasione del passaggio al Torino Film Festival, un modo per parlare delle paure a cui Giulietta Fara faceva riferimento. "Da tre anni parliamo in vario modo del tema e in questa edizione lo facciamo partendo da questo corto a cui abbiamo dato il patrocinio. È interessante l'approccio, lo stare attenti a non parlare troppo male delle cose, anche perché si tratta di tecnologie invisibili, che non vediamo ma che assorbe quello che noi scriviamo. Se scriviamo troppo male di una cosa, è come se diventasse cosciente del fatto di essere il male e di doversi comportare come tale. Ci piaceva molto questa idea." Così come è piaciuta a noi l'idea di utilizzare lo strumento per parlare di esso.

The Prompt: un corto d'animazione realizzato con l'IA per esplorarne potenzialità e limiti The Prompt: un corto d'animazione realizzato con l'IA per esplorarne potenzialità e limiti

Tutti possiamo essere autori

Il discorso si sposta poi su Flow e l'opera di Gints Zibalodis, di cui viene presentato al festival anche il primo film, Away: l'esempio lampante dell'importanza della creatività rispetto allo strumento e di quanto l'esistenza di tool come Blender enfatizzi un concetto: "tutti possono essere autori" nel senso che gli strumenti sono lì, ma sta a noi mettere la creatività. "Se devi fare un gatto, puoi farlo in tanti modi diversi" e il regista di Flow "ha tenuto tutto volutamente molto scarno, senza mostrare i muscoli di una CGI performante, mostrando invece la vera potenza dell'animazione che è di comunicare attraverso il movimento. Tanto che questo è un film muto, che non ha bisogno delle parole." Il discorso cade su un altro titolo imminente, Minecraft, e il celebre videogioco a cui si ispira, che non si basa su modelli particolarmente definiti: "meno hai la definizione, più come spettatore sei costretto a interpretare, quindi sei più coinvolto, perché devi metterci del tuo. E se ci metti del tuo, quelle cose diventano tue e ti piace di più."

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Una scena di Flow

Un ragionamento che comprendiamo, apprezziamo e in qualche modo ci permette di chiudere il cerchio tornando al gioco, perché in definitiva è quello che Lego fa da sempre, presentandoci modelli che evocano l'oggetto rappresentato senza cercare la verosimiglianza assoluta. "Per i bambini è più intuitivo perché non hanno troppi filtri e accettano questa idea di proporre un simbolo di quella che è la realtà. Per gli adulti si è cercato di proporre cose il più possibili verosimili e portare anche a loro questo immaginario è molto contemporaneo e molto interessante, perché c'è un ritorno al primordiale di cui parlavano sia Picasso che tanti espressionisti. Credo che sia importante che questo aspetto finalmente arrivi nel cinema, perché per tanti anni si è cercato di rendere tutto il più verosimile possibile, mentre ci stiamo forse avvicinando al limite dell'animazione e questo è molto bello."

Gli highlights di 24 Frame Future Film Festival

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Una scena di Gill

Discorsi che da amanti del media non possiamo che apprezzare e che ritroveremo nell'edizione numero 25 di 24 Frame Future Film Festival 2025, ricca di appuntamenti interessanti. Ma accanto agli eventi Pixar e l'incontro con Thibaut Delahaye, il lead animator di Flow, quale è un evento da non perdere delle prossime giornate bolognesi? "Sicuramente l'anteprima del film Gill, del regista sudcoreano AHN Jae-Hoon che sarà presente al festival. Rappresenta la new wave dell'animazione coreana ed è molto interessante, anche rispetto all'animazione giapponese. Ne sentiremo sicuramente molto parlare!"